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Sent: Tuesday, August 31, 2010 12:00 PM
Subject: I due pesi e le due misure della giunta Salini
Comunicato stampa
Cremona, 19 agosto 2010
OGGETTO: I due pesi e le due misure della giunta Salini
La giunta Salini continua ad appoggiare il progetto di discarica di amianto di Cappella Cantone (è del 28 luglio scorso il parere favorevole al rilascio dell’AIA, l’autorizzazione integrata ambientale), nonostante che la stessa normativa regionale preveda che non si possono realizzare discariche dove non é garantita la tutela delle risorse idriche.
Ricordiamo che il 9 giugno scorso il TAR di Brescia ha annullato i provvedimenti tramite i quali la Regione Lombardia aveva autorizzato l’esercizio di una discarica di amianto a Brescia, in via Brocchi, per insufficienza dell’istruttoria posta in essere dalla Regione in relazione alla vulnerabilità geologica del sito.
Ricordiamo anche che il 30 settembre 2009 la giunta Salini ha espresso, giustamente, parere negativo al progetto di discarica di amianto a Cingia de’ Botti con queste motivazioni: presenza di acqua effimera superficiale, situazione viabilistica (strada statale Giuseppina) critica in termini di incidentalità, zona inserita nel piano faunistico e venatorio come zona di ripopolamento e cattura, presenza di aree circostanti individuate come DOP e IGP, previsione di costruzione di un insediamento industriale e di un circuito auto motociclistico.
Non si capisce come mai non abbia fatto altrettanto con il progetto di discarica di Cappella Cantone dove esistono condizioni oggettive ben più gravi di quelle rilevate nell’altra località.
Chiediamo quindi a Salini e al suo assessore all’ambiente Pinotti come mai hanno ritenuto di dover esprimere parere favorevole, sia per il rilascio della VIA (valutazione di impatto ambientale) che dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale), per il progetto di discarica di amianto a Cappella Cantone dove vi é un’ instabilità idrogeologica ben più grave di quella paventata a Cingia de’ Botti e vi è anche la presenza di fontanili; dove la situazione viabilistica è parimenti critica (strada statale Paullese) e nelle vicinanze vi sono due stabilimenti agro-alimentari tra i più importanti in Italia e una discarica di rifiuti solidi urbani in fase di post chiusura.
Noi non siamo disposti a rinunciare al diritto individuale e collettivo della tutela della nostra salute. La realizzazione di questa discarica non è un’attività per il “bene comune”, è l’ennesimo risultato di una politica ambientale corrotta ed inefficace ed è ora di dire BASTA!
Mariella Megna – Cittadini contro l’amianto
Carmine Fioretti – Confederazione Unitaria di Base
Giorgio Riboldi – SU LA TESTA l’altra Lombardia
Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona
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From: "cittadinicontroamianto" <nodiscaricadiamianto@yahoo.it>
To: <malnate.org> Sent: Tuesday, August 03, 2010 3:00 PM
Subject: comunicato stampa LA DISCARICA NON S’HA DA FARE! Cappella Cantone (Cremona): la partita sulla discarica non è chiusa! Vergognoso e arrogante atteggiamento della giunta regionale e del sindaco Tadi. LE AMBIGUITA’ INQUIETANTI DEI NUOVI PROPRIETARI DEL SITO DI RETORTO
Comunicato stampa Cremona, 2 agosto 2010
OGGETTO:
LA DISCARICA NON S’HA DA FARE!
Cappella Cantone (Cremona): la partita sulla discarica non è chiusa! Vergognoso
e arrogante atteggiamento della giunta regionale e del sindaco Tadi.
LE AMBIGUITA’ INQUIETANTI DEI NUOVI PROPRIETARI
DEL SITO DI RETORTO
LA MOBILITAZIONE A TUTTI I LIVELLI CONTINUERA’!
Vediamo in sintesi a che punto siamo e che cosa occorre continuare a fare.
1) La conferenza dei servizi per ottenere l’AIA (autorizzazione integrata ambientale), un altro dei passaggio autorizzativi per la discarica, si è svolta
con modalità dai risvolti poco chiari in ordine a tempi e trasparenza.
I sindaci contrari alla discarica chiedono un rinvio per poter esaminare le integrazioni tecniche presentate dalla ditta proponente (che a tal scopo aveva chiesto ed ottenuto un rinvio di 30 giorni lo scorso 17 giugno) poiché hanno avuto solo due giorni di tempo per esaminarle. Per inciso: tale riunione era presieduta da tal Roberto Cerretti, megafono docile della giunta Formigoni che già si era messo in mostra per la sua ignoranza (nel senso latino del termine) del problema in altre occasioni come, ad esempio, il seminario di Brescia sullo smaltimento dell’amianto.
2) La Regione rifiuta il rinvio e i sindaci abbandonano la riunione. La Regione continua l’incontro con la sola presenza, tra gli enti interessati, di Tadi,
sindaco di Cappella Cantone (che prima o poi dovrà rendere conto ai cittadini del suo comportamento), e di Pinotti, assessore all’ambiente della provincia di Cremona, e redige un documento tecnico, in merito al quale si potranno presentare osservazioni entro 30 giorni, e non sospende, invece, la seduta come sarebbe stato logico se non ci fosse tanta insolita fretta, che si spiega solo con gli enormi interessi che stanno attorno alla realizzazione della discarica.
3) Dal rapporto Ecomafia redatto da Legambiente la provincia di Cremona si colloca al terzo posto dopo Pavia e Brescia per infrazioni accertate nella
filiera dei rifiuti in Lombardia e la Lombardia è tra le primissime regioni per la presenza di soggetti che praticano una criminalità sistematica legata al
traffico illecito di rifiuti e smaltimento irregolare. In questi mesi sono stati coinvolti funzionari pubblici e politici collusi che favoriscono per interessi
economici le attività illecite e addetti al controllo che “chiudono un occhio” o avvisano per tempo i controllati.
Ricordiamoche Massimo Ponzoni, assessore all’ambiente (delega da cui dipendono le bonifiche delle aree inquinate) della giunta Formigoni nella scorsa legislatura, è stato raggiunto da un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta per il crac di una sua azienda, l’immobiliare Pellicano.
Nell’immobiliare Ponzoni aveva come soci Buscemi,altro assessore della giunta Formigoni, Pozzi e Gariboldi(ex assessore provinciale a Pavia, moglie del deputato e vicecoordinatore nazionale del Pdl Giancarlo Abelli,ha patteggiato una pena di 2 anni per riciclaggio, dopo essere stata arrestata nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo delle bonifiche di Giuseppe Grossi. La Regione Lombardia aveva affidato a Grossi la bonifica del quartiere Santa Giulia, un’area di 1,2 milioni di metri quadrati, che ora è sotto sequestro per inquinamento delle falde acquifere).Nel luglio 2009 i tre escono. Nel gennaio 2010, il fallimento. Dalle casse della società scompaiono 200 mila euro.
Accusato di averli fatti sparire, emettendo fatture false, è Ponzoni, aiutato dalla sua ex moglie, dal cognato Argentino Cocozza e dal commercialista Sergio Pennati. C’era una banca pronta (prima che arrivassero i magistrati) a salvare la Pellicano dal fallimento: il Credito bergamasco,Istituto che aveva nel consiglio d’amministrazione Giuseppe Grossi, il “re delle bonifiche”.
Nell’ambito dell’inchiesta “Star Wars” nell’agosto 2008 viene arrestato
Fortunato Stellittano del clan Iamonte-Moscato con l’accusa di traffico illegale di rifiuti speciali e tossici. L’uomo dei clan sversava e ricopriva veleni come piombo, cromo e idrocarburi pesanti in alcune cave della Brianza: a Seregno, a Briosco, a Desio. Ancora Desio, dove Stellittano aveva comprato un terreno, in via Molinara. A venderglielo il figlio di Domenico Cannarozzo, “capo dell’omonima famiglia legata al clan gelese di Salvatore Iaculano”, dice un report dei carabinieri. Acquirente e venditore parlano tra loro, intercettati.
Discutono anche dei loro “agganci politici”. L’area di via Molinara viene infatti sequestrata dalla Polizia provinciale il 21 marzo 2008. Il giorno dopo,
Cannarozzo esprime tutta la sua preoccupazione: “Hanno sequestrato il terreno e adesso vogliono fare la bonifica”. Stellittano lo tranquillizza: “Adesso noi la bonifica, per quello che abbiamo buttato, da martedì iniziamo a farla”. Come fa ad esser così sicuro? “Martedì vado a trovare Massimo e mi faccio fare lo svincolo, che è l’assessore all’ambiente, ed è a posto. Poi, se vogliono che bonifichiamo anche sotto, ancora meglio” …
Per questo è necessario tenere alta l’attenzione per evitare che a Cappella
Cantone si realizzino intrecci criminali tra malaffare e politica.
4) Dopo tre anni di continui rinvii dovuti principalmente alla mobilitazione dei cittadini che, di fatto, “hanno costretto” le istituzioni interessate a fare
ricorso al TAR, è mutata la proprietà del terreno dove dovrebbe sorgere la discarica. Dal 27 maggio 2010 la Locatelli Gabriele spa, già socio di minoranza della Cavenord, con sede sempre a Bergamo, ha acquisito il 100 per cento delle quote.
Questa “novità” non è per niente rassicurante e non fa che alimentare il livello di allerta ed aggravare i risvolti poco chiari di tutta la vicenda.
La Locatelli è stata protagonista dell’annosa vicenda legata al piano cave di Bergamo e del conflitto di interessi dell’assessore regionale Marco Lionello Pagnoncelli. Quest’ultimo è stato procuratore speciale e direttore tecnico della SPI srl che era in società al 50% con il Gruppo Locatelli. Pagnoncelli è stato fino al 1999 socio della Locatelli anche in “Bergamo pulita” e fino al 2006 in Verdelido srl (SPI 50%, Pier Luca locatelli 25% e Claudina Leidi 25%), fino al 2000 è amministratore unico di Verdelido poi cede la carica al fratello. Nel 2000 anche la Lega presenta un ordine del giorno in consiglio comunale a Bergamo per chiedere la revoca di Pagnoncelli, allora assessore comunale alla mobilità, sempre per presunti conflitti di interesse in alcuni appalti.
La giunta regionale licenzia il piano cave nel dicembre 2005. Pagnoncelli era allora assessore all’artigianato ma presiedeva il Tavolo Territoriale di Bergamo su delega di Formigoni.
Pagnoncelli diventa assessore all’ambiente il 7 luglio 2006 e in quella data la SPI srl è ancora in società con Locatelli in Verdelido srl sin dal 1975 e in
SPILO dal 25 gennaio 2006. Di quest’ultima società la famiglia Pagnoncelli cederà le proprie quote solo il 4 ottobre 2007. A quel punto il piano cave è
stato licenziato anche dalla commissione ambiente il 31 luglio 2007. Per oltre un anno l’assessore all’ambiente Pagnoncelli è stato assessore alla partita delle cave e contemporaneamente procuratore speciale dell’azienda di famiglia SPI in società con il gruppo Locatelli, società di escavazione e costruzione tra quelle maggiormente beneficiate.
Il Piano Cave approvato in commissione ambiente nel luglio 2007 assegnava al gruppo Locatelli, direttamente o tramite società partecipate, il diritto a
scavare 5,8 milioni di metri cubi più 3,5 milioni di riserve su un totale di 57 milioni di metri cubi. Un metro cubo vale circa 10 euro e posizionarsi bene nel piano cave serve anche a poter concorrere per le future grandi opere lombarde.
Le pressanti denunce mosse dal consigliere dei Verdi Saponaro fecero scoppiare un tale scandalo che Formigoni stesso impose il ritorno del piano cave di Bergamo in commissione e fece un minirimpasto estivo a fine luglio 2008. Ponzoni diventò assessore all’ambiente al posto di Pagnoncelli e quest’ultimo fu nominato sottosegretario ai rapporti con enti locali e rappresentanze socio-economiche.
Tutto questo però non impedì a Formigoni di candidare ancora Pagnoncelli alle regionali 2010. Attualmente Pagnoncelli è consigliere regionale con delega agli Enti Locali e consigliere di amministrazione della Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi.
Altri risvolti ancora più inquietanti sono legati al gruppo Locatelli
Il comune di Bellusco (MB) ha aperto un contenzioso nell’aprile 2004 con la Locatelli Gabriele spa dato che nel corso dell’esecuzione dell’intervento di
un’opera pubblica l’area di cantiere era stata interessata da attività di interramento abusivo di rifiuti pericolosi. Il comune sostiene che l’interramento abusivo dei rifiuti nell’area cantiere è avvenuto per negligenza della ditta Locatelli, non avendo questa ottemperato l’obbligo di custodia diurna e notturna del cantiere, previsto dal capitolato speciale di appalto. Inoltre per le attività delittuose poste in essere nel cantiere in questione é stato imputato un dipendente della ditta Lovati, subappaltatore di Locatelli.
La Locatelli , in associazione temporanea di impresa con Salini Locatelli, Cotea Costruzioni e Castelli Lavori, vince l’appalto per lavori sulla statale del
passo dello Stelvio. Tra le ditte in subappalto figura la Perego General Contractor srl.
A proposito di quest’opera vengono intercettate conversazioni intercorse nel febbraio 2009 tra due esponenti della n’drangheta (riportate dal quotidiano La Provincia di Sondrio il 15 luglio 2010) di cui uno risulta garante della Perego.
La Perego General Contractor srl, tra le più importanti imprese lombarde del movimento terra, ora fallita, era finita nelle mani della n’drangheta. Questa impresa si è occupata oltre che della superstrada in Valtellina anche di City Life, del nuovo centro congressi Portello-Fiera Milano, dell’ampliamento della strada statale Paullese, del nuovo ospedale Sant’Anna di Como, della Pedemontana e della Bre Be Mi.
Dagli ultimi accertamenti risulta che sotto il nuovo ospedale S. Anna di Como vi siano 2mila tonnellate di rifiuti tossici tra cui l’amianto.
Il proprietario della Perego strade, Ivan Perego, insieme agli amministratori dell’azienda Salvatore Strangio e Andrea Pavone sono stati arrestati nel luglio 2010. L’accusa per Perego è di aver favorito l’ingresso nella sua società del boss calabrese Strangio.
Dal quotidiano La Provincia di Cremona del 14 luglio 2010: “Nell’ordinanza del gip Gennari, (che ha firmato gli arresti per l’operazione Tenacia), spunta la figura di Antonio Oliviero ex assessore provinciale milanese della giunta Penati, indagato per corruzione e bancarotta della Perego General
Contractor...vera e propria cassaforte del boss Strangio. Nel provvedimento, poi, spuntano anche i nomi di Massimo Ponzoni (Pdl) rieletto consigliere
regionale, Emilio Santomauro e Guido Nardini….Il gip fa poi anche riferimento all’acquisizione di una cava ( e delle relative autorizzazioni non ancora in possesso di Perego) nel Cremonese da utilizzare per la movimentazione terra necessaria in relazione ai lavori … per la Paullese”
La Locatelli prende in subappalto dalla Delieto, appaltatrice in nome e per conto di Italferr, lavori per l’alta velocità ferroviaria e a sua volta subappalta i lavori di sbancamento alla P&P controllata dal clan Paparo.
La Locatelli, secondo la legge antimafia, non potrebbe fare un subappalto per più del 2 per cento dei lavori e invece lo fa.
Per eludere i controlli delle Ferrovie dello Stato che pretendono il rispetto delle norme antimafia il geometra Nicola Scipione della Locatelli “farà figurare un semplice contratto di nolo a caldo che sarà retrodatato” (scrive il gip); da una conversazione telefonica intercettata tra Scipione e Romualdo Paparo “ sui camion delle P&P – dice Scipione – sai che fai schiaffaci due targhette Locatelli” . E il gioco è fatto. Analoghi sistemi erano stati realizzati in relazione ai lavori sull’autostrada A4.
Da http://espresso.repubblica.it di Paolo Biondani e Mario Portanova pubblicato il 25 aprile 2009
“Il pm Mario Venditti aveva chiesto il carcere anche per il manager della Locatelli. Il gip Caterina Interlandi lo ha negato con questa illuminante
motivazione: l’impresa lombarda falsifica le carte “non per favorire il clan, ma per tutelare se stessa e continuare a lavorare in nero”. Quanto al manager, ha “innegabilmente” aiutato i Paparo a “eludere le norme antimafia”, ma questa “è solo una contravvenzione per cui l’attuale legge non consente l’arresto”.
5) La giunta regionale, con i suoi dirigenti subordinati ad essa, ed il sindaco Tadi dovranno prima o poi rispondere del loro operato, contrario agli interessi dei cittadini dell’area interessata, e delle loro menzogne e manipolazioni.
La giunta regionale sta cercando di approvare una discarica in un sito inidoneo e nocivo incurante del fatto che tutti i progetti finora presentati in Lombardia per smaltire l’amianto sono ubicati in siti inidonei e nocivi. Il vero problema è che non si è ancora iniziato a smaltire l’enorme quantitativo
di rifiuti di amianto presente sul territorio lombardo. La soluzione non è autorizzare discariche a tutti i costi, ma iniziare a fare una programmazione
seria senza lasciare l’iniziativa ai privati e prendendo in considerazione, non solo a parole, l’alternativa all’interramento del rifiuto in discarica, e cioè
gli impianti di inertizzazione.
Per quanto riguarda Tadi pochi giorni fa ha dichiarato alla stampa che l’alternativa della vetrificazione non esiste o quanto meno è molto difficile.
E’ evidente che il sindaco di Cappella Cantone sostiene una menzogna perché è preso da altri interessi, non ha seguito i convegni e i seminari che si sono succeduti e che hanno dimostrato esattamente il contrario, così come abbiamo sostenuto noi e i residenti della zona. Tadi, lo ribadiamo, se ne deve andare.
6) Gli allagamenti che si sono verificati a giugno sull’area di Retorto, e che noi abbiamo documentato inviando anche numerose foto agli organi di stampa, dimostrano che l’area NON è idonea e che chi si ostina a voler realizzare lì la discarica si renderà complice di un “atto criminale” per disastro ambientale e di questo ne dovranno rispondere.
7) La Magistratura dovrà prima o poi esaminare il nostro esposto, presentato il 10 novembre 2009 per salvaguardare la salute e l’incolumità pubblica, che ha come fondamento il principio di precauzione e le norme costituzionali che impongono il pieno rispetto e la preservazione dell’ambiente, esso stesso valore costituzionale, ed impongono un’anticipazione della tutela, prima della lesione del bene protetto.
8) Non è affatto vero, come sostengono alcuni politici, che ormai la realizzazione della discarica è inevitabile. L’ultima parola sarà dei cittadini che a fine mese riprenderanno iniziative e mobilitazioni per impedire nei fatti che si compia un crimine contro la popolazione locale. Inoltre ricordiamo, sul piano istituzionale, che il TAR di Brescia si dovrà pronunciare in autunno e che lo stesso TAR di Brescia ha già dato ragione ai comitati di Brescia e per ben due volte al comune di Travagliato bloccando i progetti di discariche di amianto in questione.
Cittadini contro l’amianto
Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona
per informazioni scrivi a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
o telefona a: 3389875898
visita il nostro blog: http://cittadinicontroamianto.blogspot.com
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Comunicato stampa
Cremona, 16 giugno 2010
OGGETTO: FERMIAMOLI! Ecco il sito allagato dove vorrebbero realizzare una discarica di amianto.
Queste foto, scattate da Cittadini contro l’amianto alle ore 10.46 del 16 giugno 2010, dopo una notte di temporali, documentano che il sito di Retorto, in comune di Cappella Cantone, provincia di Cremona, che è stato prescelto da cavatori e approvato dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Cremona per realizzare una discarica di amianto, è inidoneo ed inagibile e sussiste un pericolo grave per la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente.
Non è la prima volta che il sito si allaga completamente da quando è iniziato l’iter di approvazione della discarica; è successo nel febbraio del 2009 e nel settembre del 2007.
Noi denunciamo da sempre che tutta la zona ha un equilibrio idrogeologico instabile e che la Regione Lombardia ha dato parere favorevole di idoneità ambientale a questo progetto di discarica nonostante che la stessa normativa regionale preveda che non si possono realizzare discariche dove non é garantita la tutela delle risorse idriche.
Ricordiamo che il TAR di Brescia il 9 giugno scorso ha annullato i provvedimenti tramite i quali la Regione Lombardia aveva autorizzato l’esercizio di una discarica di amianto a Brescia, in via Brocchi. Tra le tante motivazioni il TAR lamenta “…l’insufficienza dell’istruttoria posta in essere dalla Regione in relazione alla vulnerabilità geologica del sito sul quale è autorizzata la realizzazione della discarica di materiali edili contenenti amianto (classificato dall’allegato al vigente PRG come classe di fattibilità 3) con possibile impatto sulle falde sottostanti, atteso che a fronte della relazione geologica apprestata dalla richiedente, nessuna autonoma valutazione geologica risulta essere stata posta in essere dagli uffici regionali…”.
Aspettiamo quindi fiduciosi che il TAR di Brescia si pronunci in modo analogo il prossimo 23 giugno in merito ai quattro ricorsi presentati dai comuni e da una ditta contro il parere di idoneità ambientale della Regione Lombardia al progetto di discarica di Cappella Cantone. Le analogie tra i due progetti sono impressionanti e qualsiasi decisione diversa dalla sospensione dell’iter di autorizzazione della discarica di Cappella Cantone costituirebbe un danno grave ed irreparabile per la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente. La realizzazione della discarica di amianto di Cappella Cantone è un atto criminale. FERMIAMOLI!
(p.s. notiamo il persistere di ruspe all'interno dell'area. Come mai?)
Mariella Megna – Cittadini contro l’amianto
Carmine Fioretti – CUB Confederazione Unitaria di Base
Giorgio Riboldi – SU LA TESTA l’altra Lombardia
Per info:
cell: 3389875898 mail: nodiscaricadiamianto@yahoo.it
Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona
per informazioni scrivi a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
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From: "cittadinicontroamianto" To: info@malnate.org
Sent: Friday, June 11, 2010 3:09 PM Subject: dossier amianto e smaltimento
Vi invio in allegato la presentazione del dossier "Amianto e smaltimento" . Spero che possiate dare risalto alla questione.
Cordiali saluti
d.ssa Mariella Megna - Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona
per informazioni scrivi a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
o telefona a: 3389875898
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Presentazione del dossier “ Amianto e smaltimento” – giugno 2010
A cura della d.ssa Mariella Megna di Cittadini contro l’amianto
Cittadini contro l’amianto è un’associazione che si è formata nel luglio 2008 sul territorio di Cremona per fronteggiare il pericolo della realizzazione di una megadiscarica di amianto pericolosa per la salute e per l’ambiente, vicina ai centri abitati e con falde acquifere affioranti e sorgive che alimentano canali di irrigazione di campi di mais destinato alle vacche da latte e molto altro ancora.
Abbiamo da allora operato su due fronti.
Lo studio e l’approfondimento del problema dello smaltimento organizzando ben tre convegni in un solo anno da settembre 2008 a settembre 2009
e la lotta sociale con presidi, assemblee e manifestazioni per coinvolgere il maggior numero di cittadini.
Le istituzioni devono fare la loro parte ma non basta. La difesa della salute e dell’ambiente passa da noi stessi e senza la partecipazione diretta della popolazione alle lotte difficilmente queste avranno esito positivo.
Il nostro blog http://cittadinicontroamianto.blogspot.com è diventato con il tempo un punto di riferimento per altre realtà italiane che stanno affrontando lo stesso tipo di problema.
Si è creata in questo modo una rete tra i vari comitati contro le discariche di amianto affinché il problema dello smaltimento non corretto dell’amianto assuma una valenza nazionale e non sia visto solo come il problema locale di una comunità che ha la sindrome di Nimby (not in my back yard – non nel mio giardino). |
Perché il dossier?
Il dossier è uno strumento per fissare un lavoro svolto in questi due anni che si è basato sulla necessità di informare i cittadini al fine di aumentare la loro presa di coscienza sulla tematica ambientale e soprattutto sulla pericolosità delle discariche di amianto per l’ambiente e per la salute dei cittadini.
Grazie anche al nostro lavoro l’iter di autorizzazione della discarica di Cappella Cantone ha subito notevoli ritardi ed ha prodotto ben 4 ricorsi al TAR e un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona.
E abbiamo anche esportato il nostro ‘modus operandi’ . Altri comitati in Lombardia e in Italia hanno promosso ricorsi al TAR contro le discariche di amianto sul loro territorio proponendo le metodologie alternative all’interramento del rifiuto amianto.
Proprio il 9 giugno scorso il TAR di Brescia ha dato ragione ai comitati contro la discarica di amianto di Brescia in località San Polo.
Ormai non lo diciamo solo noi cittadini contro il progetto di megadiscarica a Cappella Cantone che le discariche sono pericolose.
Anche ambiti sociali politici e culturali che erano tiepidi nel dire NO alle discariche oggi hanno cambiato opinione e sono fra i più accaniti sostenitori dei metodi alternativi all’interramento.
Vedi il convegno di Brescia dello scorso 29 maggio 2010 a cui hanno partecipato ricercatori del CNR, tecnici dell’ARPA e delle ASL lombarde ed emiliane che hanno sostenuto che le discariche di amianto sono pericolose perché non eliminano il rifiuto di amianto; hanno costi ambientali elevati nel medio e lungo periodo e il territorio su cui si realizzano non é mai più recuperabile; il percolato é ricco di fibre di amianto che ritornano quindi nell'ambiente e non è vero che una volta sotto terra e debitamente trattato il rifiuto amianto non è più pericoloso. |
Anche solo dopo 24 giorni il materiale interrato ha perso circa 1/4 della materia perché la plastica con cui é imballato il rifiuto viene subito intaccata e il rifiuto stesso non é stato isolato correttamente (dalle ispezioni fatte sul materiale rimosso e trattato a pie' cantiere nel 90% dei casi il rifiuto non era trattato a norma di legge). Hanno ribadito anche che i forni, il trattamento alternativo all'interramento in discarica, non sono più impattanti di un normale impianto industriale, sono smontabili e facilmente bonificabili e generano materie prime e non determinano uno stato di inquinamento permanente.
Le ragioni della pericolosità della discarica di Cappella Cantone quindi permangono, nessuna discarica è sicura per l’ambiente. Speriamo che la prossima conferenza dei servizi del 17 giugno 2010 metta fine a questa vicenda prima ancora che il TAR si pronunci il 23 giugno 2010 sui 4 ricorsi .
Stiamo organizzando insieme ad altre associazioni un incontro a Bologna per metà settembre con ricercatori dell'università di Venezia e tecnici dell'ASL di Bologna che da anni stanno portando avanti studi sulle pericolosità delle fibre di amianto nell'acqua.
Vogliamo anche di più, vogliamo che la nostra esperienza produca dei cambiamenti normativi perché la nostra non è una battaglia localistica, il nostro fine non è rimuovere il problema dal nostro comune o provincia e poi non interessarcene più. L’uso scorretto e criminale dell’amianto ha provocato morti e non vogliamo che anche lo smaltimento scorretto dell’amianto continui ad uccidere.
I rifiuti di amianto sono secondi ai rifiuti urbani per volume e primi per quantità tra i rifiuti tossico-nocivi.
E’ evidente che la bonifica e lo smaltimento dell’amianto sono un’ emergenza nazionale ( ma non nel senso di una deregolazione), ma non si vogliono investire soldi sufficienti per eliminare uno dei più temibili cancerogeni . Lo smaltimento dell’amianto é un problema altamente sottovalutato da tutte le istituzioni a tutti i livelli, e per ora costituisce solo l'ennesima fonte di arricchimento per pochi privati.
E’ il solito ritornello: profitto per pochi a scapito della salute di molti.
Il problema amianto viene affrontato seguendo le logiche di mercato invece di soddisfare il bisogno di salute e considerare l’impatto ambientale globale.
Altro elemento che vogliamo sottolineare l’ignoranza. E’ un campanello di allarme che non va sottovalutato. Non c’è ancora una cultura di base uniforme tra gli amministratori e operatori pubblici su come ci si deve comportare correttamente di fronte ai rifiuti di amianto e non ci sono adeguate campagne di informazione verso i cittadini.
Nessun amministratore conosce i metodi alternativi all’interramento (o fanno finta di non conoscerli) e pensano che le discariche sono innocue o peggio. Citiamo il caso tragico del sindaco di Cicciano in provincia di Napoli che ad un giornalista di Report, la trasmissione televisiva di inchiesta, che chiedeva spiegazioni su rifiuti di amianto abbandonati in un’area dismessa rispondeva: “ Ma non è amianto, è eternit”
C’è poi la questione del malaffare
Colpisce lo scritto di Roberto Saviano “…Il profitto annuo dell’ecomafia è di oltre 20 miliardi all’anno, circa un quarto dell'intero fatturato delle mafie… In tutte le inchieste finora avviare l'aspetto che più colpisce è il legame strettissimo che si è creato tra gestori delle ditte di smaltimento, politici locali e istituti di credito presenti sul territorio. Sotterrare in ogni spazio vuoto disponibile rifiuti di ogni genere costa meno tempo, meno sforzi, meno soldi. E dà profitti decisamente più alti. Bisogna guadagnare il più possibile e subito…”. Anche sul rifiuto amianto ci potrà essere questo tipo di traffico e in parte è già iniziato. Occorre quindi essere vigilanti ed è necessario il controllo diretto dei cittadini.
In questo dossier abbiamo documentato ampiamente come nella maggioranza dei casi le istituzioni ignorano le stesse regole che si sono date, con leggerezza e spregiudicatezza, e tocca ai cittadini lottare per la salvaguardia del diritto alla salute e per il rispetto dell’ambiente.
Abbiamo voluto fare una cronistoria dettagliata della vicenda di Cappella Cantone in provincia di Cremona perché e’ un esempio, tra i più gravi finora in Italia, di come le istituzioni a vari livelli, Regione, Provincia e Comune, non abbiano assolutamente tenuto conto dei principi inviolabili del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente, privilegiando come sempre la commistione tra politica ed interessi privati.
Abbiamo voluto anche analizzare la situazione degli impianti per lo smaltimento dell’amianto in Lombardia e in Italia e dar voce a tutti gli altri comitati che si stanno battendo per la tutela della salute e dell’ambiente. Analizzando i vari decreti autorizzativi e i ricorsi e le inchieste viene fuori che non c’è un progetto o discarica autorizzata che non abbia un problema riguardo la cattiva osservanza di regole prescrizioni e leggi legata all’intreccio tra affari e politica.
Le esperienze di lotta che abbiamo sostenuto ci hanno portato anche a formulare una serie di proposte concrete affinché la battaglia per la difesa della salute e per la tutela dell’ambiente da parte dei singoli cittadini possa essere sempre più efficace
E’ necessario bloccare l'iniziativa dei privati modificando la normativa e prevedendo una pianificazione e programmazione territoriale senza imposizioni dall’alto e in modo che gli interessi privati non prevalgano su quelli pubblici.
Occorre da subito modificare questo parametro nella procedura di valutazione di impatto ambientale: la vulnerabilità degli acquiferi deve un fattore escludente e non solo penalizzante e deve poi essere introdotto l’obbligo dell’analisi della presenza di fibre di amianto nell’acqua
E’ facile affermare che per risolvere il problema dello smaltimento bisogna fare le discariche e farle in fretta perché l’amianto sotto terra non fa male, che le discariche non sono pericolose per la salute e che l’unico problema sono le resistenze dei cittadini che devono convincersi che le discariche devono essere fatte nell’interesse della salvaguardia della propria salute.
Le resistenze sono fatte perché si privilegia sempre l’interesse speculativo del privato . Le istituzioni, di concerto con i privati, ignorano le leggi a salvaguardia dell’ambiente per fare profitto e spetta sempre ai cittadini lottare per difendere il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente.
L’ultimo esempio eclatante è la lotta contro la discarica di Brescia in località San Polo. Solo grazie alla lotta dei cittadini si è evitato lo scempio ambientale. Il TAR ha dato ragione ai comitati proprio sulla questione della vulnerabilità degli acquiferi.
Nell’appendice, inoltre, si trovano approfondimenti su cosa è l’amianto, sulla normativa di riferimento soprattutto comunitaria, sul telerilevamento dell’ARPA Lombardia, tutti i nostri documenti prodotti in questi due anni e una breve rassegna stampa
Per richiedere il dossier scrivere a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
Il costo è di 5 euro
Mariella Megna
Cittadini contro l’amianto
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