21 Settembre 2009 09:02 Nome: francesco
Siamo in Equinozio d'autunno. La luce e le tenebre del giorno avranno lo stesso spazio/tempo. La natura e l'universo tutto, ci avverte che inizia un tempo di riposo dopo che ci ha dato abbondanti frutti. Già 4500 anni a.C. Nella terra dei faraoni era giornata di festeggiamenti importanti. I contadini guidati dalle classi colte e dai sacerdoti, prendevono atto attraverso i riti, di questa manifestazione astronomica. Si preparavano a lavorare i campi (la latitudine è diversa), dopo l'esondazione del Nilo iniziata con il calendario attuale il 19 luglio. Per molti di noi è un giorno qualunque che passerà come altre giornate dimenticandoci, di ringraziare la divinità e rivolgere un pensiero a Madre Terra, che ci nutre e ci tratta per come la trattiamo. Amdullilah.
17 Settembre 2009 14:52 Nome: francesco
Il pilone del tempio, si presenta come una grande parete che nasconde il luogo sacro dove a pochi era permesso entrare. In posizione centrale c’era il portone d’ingresso al peristilio.
Naturalmente le pareti d’ogni parte della costruzione era lavorata a basso rilievo e incisa con i segni sacri dei geroglifici.
I geroglifici, si chiamano Medu Neter, che traslitterato ha il significato di “Parole divine”.
Ritorniamo al pilone.
Spesso nella parete interna è raffigurato il “Per aa = Faraone = Uomo del Palazzo” che ha una dimensione enorme rispetto alle altre figure.
Nell’arte egiziana il nostro “figlio di dio in terra” è sempre rappresentato in dimensioni rilevanti.
Oltre al divino in terra, il turista noterà in alcuni templi la raffigurazione di mani mozzate o genitali maschili mozzate.
Rappresentavano nell’intenzione del sacerdote del tempio o per volere del faraone il numero dei nemici uccisi in guerra.
I soldati, che gli scribi ci descrivono in alcune belle storie sui papiri, come le persone che svolgevano il mestiere più brutto della terra, nelle battaglie vinte erano ricompensati in base ai soldati uccisi e questo si dimostrava portando come prova la mano destra mozzata.
Spesso succedeva, che qualche soldato, che ambiva ad un bottino di guerra più sostanzioso, cercava e ci riusciva (tenete presente il periodo), consegnando sia la mano destra mozzata sia quella sinistra dimostrando così di aver ucciso più persone.
Nella confusione del dopo battaglia non sempre si era molto attenti nell’assegnare correttamente gli uomini uccisi.
La corruzione e l’imbroglio nell’esercito arrivò a tal punto, che si decise che non le mani dovevano dimostrare l’uccisione del nemico, ma l’organo genitale.
Con questa parte l’amministrazione dello stato si assicurava che nessuno poteva più imbrogliare.
Il soldato si portava a casa dopo una campagna militare, che poteva durare anche decenni, come ricompensa del suo servizio, prodotti della terra, vasellame, tessuti, animali, armi e (schiavi).
Metto tra parentesi il termine schiavo perché, nell’antico Egitto, non è mai esistito lo schiavismo come lo abbiamo e storicamente inteso.
14 Settembre 2009 12:01 Nome: francesco
Non posso che ringraziare aspettandomi anche commenti e contraddittori su ciò che esterno. Ringrazio anche chi legge.
13 Settembre 2009 09:05 Nome: francesco
Nell'Antico Egitto, tutti i funzionari dello stato a turno diventavano per un certo periodo sacerdoti dei vari templi, compresi quelli funerari. Da sacerdoti avevano l'obbligo di rasarsi il corpo perché neanche un parassita doveva essere presente al cospetto degli dèi. La rasatura si svolgeva ogni tre giorni e investiva sia sacerdoti che sacerdotesse. Nella tradizione cristiana questa manifestazione nei sacerdote si notava con la chierica e nei monaci o frati con la tonsura. Chi ha una certa età probabilmente si ricorda questo.
13 Settembre 2009 21:10 Nome: ex fraticello
Ah la chierica,ah la tonsura!!
Peccato, non ci sono più.
Non c'è più religione.
14 Settembre 2009 09:03 Nome: francesco
Il Buon Pastore, non è invenzione cristiana ma è l'epiteto che si dava ad Osiride uno degli dèi più antichi, rappresentato da pastore che governa e controlla il suo gregge. Il pastorale che nella civiltà egizia si chiamava "Uas" è il bastone del potere del sommo sacedote.Nella tradizione cristiana è ricurvo, nella egiziana era inclinato rispetto al bastone e diritto (in realtà era un ramo d'albero). La parte terminale in alto, serviva a riportare la pecorella smarrita nell'ovile prendendola dall'anca. Quindi se vi capita di vedere il vs. cardinale milanese con il pastorale, ricordatevi che non lo usa per appoggiarsi, perché è stanco, ma perché ha tutta l'intenzione di portare le pecorelle nell'ovile.
09 Settembre 2009 12:06 Nome: francesco
Il libro dei morti è il nome che è stato dato dai primi tombaroli ai papiri che si trovavano negli ipogei degli antichi egizii e che trafugavano in favore degli europei interessati alla civiltà egiziana. E' un testo a mo di rotolo, che riporta formule magiche che accompagnavano il defunto (sto parlando di chi poteva permetterselo), nel suo viaggio nell'aldilà. Il papiro era ordinato in vita agli scribi, che ricopiavano le formule da un originale. Il libro in realtà si chiama "Il libro che apre le porte". Le porte erano 12 come le ore notturne. Le formule, dovevano servire al defunto per superare queste porte. Ad ogni porta, il defunto affrontava una prova, le formule lo aiutavano a superare tale situazione. Qualcuno traduce il libro come "Il libro che apre le porte alla luce del giorno". Si riteneva che il defunto una volta diventato un corpo di luce uscisse dalla porta della tomba per raggiungere il cielo. Per estensione il "libro dei morti" si può tradurre come "Il libro che conduce alla vita eterna". Una copia di questo testo trascritto da Lepsius da un originale in carattere ieratico, lo trovate al museo egizio di Torino. Durante la cerimonia funebre di sepoltura del defunto, le formule erano recitate salmodiandole da un sacerdote istruito a tale scopo. "Amdullilah"
09 Settembre 2009 17:59 Nome: Tutam-cane
sono tutam-cane e sono sotto la piramide delle Gere, sto salmodiando: ...oh frenk, oh frenk d'Egitto, dove sei ? a Gurun sota i murun ?
"Salamelek"
25 Agosto 2009 09:01 Nome: francesco
L’Egitto, è terra sacra e santa.
Era chiamata “Ta Meri” l’amante o la terra amata dagli dèi.
Un viaggio in questa terra è per un attento visitatore un viaggio nell’anima, nella propria anima, alla scoperta del se.
A questi viaggiatori, l’incontro con il tempio, che è un luogo sacro, ancora oggi è spesso fonte di grande emozione anche se quest’emozione non ha una risposta nella ragione ma nel cuore.
Gli egizi, conoscevano le leggi che regolano l’armonia dell’universo e che trasferivano sulla terra con Maat.
“Come in alto, così in basso”.
A proposito di armonia celeste, gli iniziati ai misteri della creazione, traducevano questa con numeri e concetti matematici.
Sapevano, che l’universo, la creazione, si esprime e parla con uno spartito musicale.
I templi, sono costruiti secondo il rapporto armonico, con le regole che si manifestano nella musica, infatti nulla si costruiva a caso, ogni pietra, ogni segno, ogni geroglifico aveva un rapporto con il tutto.
Ecco, il tempio comunica a chi è predisposto a cogliere, la vibrazione celeste, e se sarete colti da un’esplosione del cuore o da un pianto irrefrenabile e inspiegabile, gli dèi vi hanno fatto dono della loro benevolenza.
Avete compreso, avete le risposte che cercavate, il resto verrà da se.
E come dicono gli egiziani oggi “AS Salam Aleikum” “La pace sia con voi”, oppure “Amdullilah”
26 Agosto 2009 09:57 Nome: francesco
Se volete vedere come si svolgeva l’eucaristia (uso questo termine forse in modo improprio), ai tempi egizi, basta entrare nel tempio di Amon a Karnak, il santuario dedicato al dio invisibile, l’inconoscibile, e troverete i rilievi di questa funzione. Il Faraone offre a braccia alzate, ad Aton l’offerta costituita dal cibo e vino accompagnato dalla sposa reale. Ai piedi sono rappresentati dei bambini (probabilmente i figli) nell’atto di suonare il sistro (strumento a sonagli). Questo dei sistri mi ricorda il chierichetto quando suona il campanellino nel momento in cui il pastore del gregge alza l’ostia (chissà perché è tonda) e il calice con il vino.
L’idea del pastore del gregge, non è invenzione cristiana, ma nasce dal fatto che Osiride uno degli dèi della tradizione religiosa, in epoca predinastica era raffigurato come un buon pastore.
Il vino era nettare degli dèi e solo loro potevano berlo allo stato puro, il popolo poteva berlo annacquato. Nella funzione, il dio lo beveva tramite il sacerdote che nell’atto si sostituiva al dio stesso
Amdullilah
28 Agosto 2009 09:04 Nome: francesco
Il tempio, essendo luogo sacro era separato dal mondo profano dal recinto. Solo nel peristilio potevano accedere coloro che intraprendevano la strada religiosa. Il popolo in genere ne era estromesso. La presenza del Faraone, il Sommo Sacerdote per eccellenza, era segnalato al popolo della valle dagli orifiamma, dalle bandiere e dagli stendardi. Tali vessilli incuriosivano il popolo che era a sua volta felice perché, il figlio di dio in terra era fra loro. Il Faraone, era divinizzato. Il popolo si radunava festosamente, fuori del recinto del luogo sacro in attesa di poter vedere "per aa" (Faraone). Questo per accontentare il suo popolo si mostrava con i suoi abiti cerimoniali da un luogo chiamato "la finestra delle apparizioni". La gente esaltante applaudiva e ascoltava le parole del Sommo sacerdote. Finita la cerimonia, la gente ritornava al lavoro nei campi. Quando parlo della "finestra delle apparizioni" e del Sacerdote per eccellenza, non mi riferisco al dr. Razingher che nell'Urbe si mostra da una finestra. Buon tutto.
29 Agosto 2009 10:00 Nome: francesco
Nell'Antico Egitto, il bastone del potere del Sacerdote si chiamava "Uas". Naturalmente il termine è traslitterato dal geroglifico e si traduce con "Pastorale". Aveva una forma diversa da quella usata dagli attuali Sommi sacerdoti. La parte superiore invece di essere arrotondata come l'attuale era piuttosto diritta ma inclinata rispetto al basone stesso. Serviva questa parte superiore da un punto di vista simbolico, a riportare la pecorella smarrita prendendola dall'anca e riportarla nell'ovile. Devo pensare, che vedendo i vostri sommi che usano il pastorale, che questo serva a ricordare al gregge che lui ha il potere di riportare all'ovile le pecorelle smarrite, ma forse non me.
22 Maggio 2009 18:15 Nome: francesco
Il tempo, la fatica, e le incombenze giornaliere, ci hanno fatto perdere la sacralità del fare il pane in casa. Troppo presi a fare altro, magari a star sdraiati a vedere in televisione opinionisti del niente. Fare il pane è scoprire con il tempo la sacralità del gesto e riscoprire la condivisione del pane spezzato. Mi hanno insegnato, quando ero piccino, che il pane a tavola si doveva posare dalla parte piana. Non si poteva tagliare perché era credenza popolare che rappresentasse il corpo di Cristo e come tale non poteva essere offeso con il taglio del coltello. Nella letteratura troviamo: “Pane ti spezzano gli umili ogni giorno, lieti perché non manchi nella dispensa”. La farina per il pane, era impastata nelle case o nella corte, dalle donne. Se queste, si credeva, fossero mestruate, non potevano partecipare in quei giorni al rito dell’impasto altrimenti ne andava di mezzo sia la lievitazione sia la bontà del pane stesso. Era usanza, una volta che il pane fosse lievitato, segnare una croce sulla parte alta. Era un segno che si rifaceva alla fede, nella realtà serviva a far cuocere meglio l’impasto. Non una briciola si buttava un po’ come fa il sacerdote del tempio con l’ostia consacrata. Le prime notizie del pane lievitato ci arrivano dalla terra del Nilo. Si usava il Kamut che nell’Antico Egitto era chiamato “Ka Moet” che traslitterato dal geroglifico significa “l’anima della terra”. Nella scrittura sacra, il geroglifico per indicare una parola femminile era un pane. E’ il determinativo “t”, perché il principio vitale del pane era la lievitazione perché è somigliante al ventre materno che nel tempo si gonfia. Detto questo, fare il pane con le proprie mani lo trovo un momento bellissimo, se poi penso a quanta storia c’è dietro questo cibo semplice, trovo l’azione affascinante. Spero di non avervi annoiato parlando delle cose che mi interessano e non entrando nel dibattito che leggo in questa sezione.
21 Maggio 2009 20:04 Nome: francesco
Questa mattina, durante l'esposizione di Maat, dea astratta della Valle del Nilo. Con i miei uditori, si è parlato dell'armonia del cosmo e della musica come parola divina. Mi hanno poi raccontato che era usanza in queste zone, che durante le grandinate si suonavano le campane del campanile o dei campanacci, perché, era credenza che il suono fosse capace di frantumare i chicchi di grandine e di far cessare la pioggia. Credo di aver capito questo. Qualche lettore, mi potrebbe confermare quanto da me scritto. Raccolgo e trascrivo in modo che i miei nipoti ne possono prendere conoscenza queste cose. Sarebbe bello non far perdere questo patrimonio di credenze popolari. Ringrazio chi mi risponde magari aggiungendo ulteriori aspetti di quanto detto.
22 Maggio 2009 09:36 Nome: Timido
Non so se c'entra ma mi viene in mente che durante temporali piuttosto violenti la chiesetta di S.Matteo ha sempre suonato a " perdifiato " la sua campanella. Tutto il paese o quasi l'ha potuta sentire mentre, con questo rito, tentava di allontanare i pericoli di tuoni e fulmini dalle nostre case.
Chissà se questa usanza viene da lontano, se è diffusa o se è tutta nostra.
So che al suono della campana di S.Matteo la gente si confidava l'intensità dei fenomeni atmosferici e con un velo di paura rivolgeva un pensiero a ciò che di soprannaturale i rintocchi evocavano.
22 Maggio 2009 12:22 Nome: francesco
Timido la ringrazio. Lei conferma quanto mi è stato detto proprio questa mattina tra un caffè e l'altro. Mi hanno riferito che s. matteo suonava per deviare e allontanare il temporale. Sarebbe interessante appurare se il suono aveva la capacità, nella credenza popolare, di frantumare i chicchi di grandine.
15 Maggio 2009 09:34 Nome: francesco
Il faraone Benedetto XVI è stato a vedere la terra promessa dal monte Nebo, dove racconta la Bibbia, Mosé, vide lo stato già allora terra di Palestina. La storia che emerge dagli studi della Civiltà egizia, racconta con documentazione, un'altra cosa. La terra fu promessa agli Hyksos (capi pastori) venuti da nord per volere di un figlio di Ramses II. Nella realtà fu il faraone Mereptah a portare il popolo venuto 500 anni prima da nord verso la nuova destinazione. Le tavole della legge, che sono sempre state rappresentate nell'iconografia cristiana, con due cartigli, furono secondo alcuni studiosi incisi a Tebe (Luxor), sulla montagna sacra (la Silente). Chi si occupa di Egittologia, vi dirà che quanto inciso, faceva parte dei libri dell'oltretomba che si notano rappresentati nelle tombe dei faraoni o nella piramide del faraone Unas. Un tempo, il mar Rosso, era collegato al Mediterraneo da un fiume che si alzava o si abbassava a secondo delle maree. Non fu il mare a dividersi per permettere il passaggio del popolo Hyksos, ma la bassa marea che permise l'attraversamento dell'acqua. Probabilmente non impiegarono 40 anni ad arrivare nella terra promessa dal faraone Mereptah, visto che l'idea del tempo era ben diversa da quando la bibbia fu tradotta a beneficio della casta sacerdotale. I rabbini, quando a Babilonia, iniziarono a scrivere il testo sacro, ad un popolo di fedeli, privi di un minimo di istruzione, raccontarono storielle che sono giunte a noi. Nascosero anche l'origine egiziana del proprio sapere. In Egitto, con il nuovo regno il dio venerato era Aton, gli ebrei (lasciatemi usare questo termine) lo tradussero successivamente con Adonai (che non si pronuncia mai), i cristiani dell'origine trasformarono Adonai con Allah. Il Fraone è termine che designava al tempo egizio l'Uomo del palazzo. Indicava colui che deteneva il potere dello stato e quello religioso in nome di Maat. Azz. anche a Roma c'è uno stato del Vaticano amministrato da uno che la domenica in nome dei dettami cristiani, apre le porte agli affamati o va a mangiare alla mensa dei poveri. Se qualcuno di voi si sente toccato nella propria fede, prenda quanto detto, come cosa riportata da un miscredente da uno senza Allah. Se invece qualcuno vuole ribattere, mi farebbe piacere.
Dimenticavo, nella terra dei Faraoni non ci furono mai schiavi.
15 Maggio 2009 11:36 Nome: Robin Hood
Magari si potrebbero le "fonti" a cui Francesco ha attinto questo "sapere"...
15 Maggio 2009 11:37 Nome: francesco
Una correzione. il figlio di Ramesse II, è Merenptah e non Mereptah
15 Maggio 2009 13:25 Nome: francesco
Robin le rispondo così. Non accontentiamoci di ciò che ci hanno raccontato, ma siamo sempre curiosi. Poi trovi un primo testo che parli dell'antico Egitto, una volta finito, ne prenda un altro e poi un altro e poi un altro ancora, poi vada nella Valle del Nilo (no crociera e roba per turisti) a studiare i templi con un egittologo, e ad osservare la natura. Scoprirà da dove nasce l'idea di nascita, morte e resurezzione. Dimenticavo, se entra in un tempio, tenga presente che gli antichi egizi lo ritenevano un luogo sacro per l'eternità, quindi abbigliamento adeguato e atteggiamento rispettoso. Se entra in silenzio e con la curiosità di un bambino probabilmente i geroglifici le comunicheranno qualcosa. As Salam Aleikum
15 Maggio 2009 14:26 Nome: Fra Tac
Alaykum as-salām - Shalom - la pace sia su di te.....
....e buona fortuna se, come m'è sembrato di capire, vuoi cercare di far entrare in zucca a quel grullo di Robin che l'idee bisogna farsele e non andargli appresso, come i ciucchi con la carota, perch'è te l'hanno detto quelli del tu partito.....della maggioranza.....a Malnate.......
....pace e bene......speriamo.
Fra Tac
15 Maggio 2009 18:21 Nome: francesco
Fra Tac. Premesso che non conosco Robin Hood nè lei, non ho capito cosa intende dire con il suo intervento. A Robin ho risposto per un esercizio di educazione, null'altro. La pace sia con voi
19 Maggio 2009 14:13 Nome: Robin Hood
Poichè qualche libro sull'antico Egitto l'ho letto (e riletto) ma non ho trovato nulla su morte e risurrezione, avrei bisogno di qualche "fonte" più precisa e del nome di qualche "egittologo affidabile" per approfondire la cosa. Condivido l'idea che la "schiavitù" degli Ebrei non fosse paragonabile al concetto odierno, probabilmente erano pagati per il loro lavoro, ma più un qualcosa legato alla mancanza di autonomia. Anche la loro uscita viene spiegata da alcuni autori in modo molto meno spettacolare di quello tradizionale, ma si tratta di ipotesi. Sull'identificazione di Ebrei e Hyksos pure non ho riscontri, dei passaggi ebraici in Egitto ne parla solo la Bibbia. Il discorso di Francesco mi pare nebuloso anzichè chiarificatore, aspetto da lui le giuste "iluminazioni"...
19 Maggio 2009 16:48 Nome: francesco
Robin della foresta, continui a studiare, e poi continui a studiare. Vedrà che troverà riscontro in merito a ciò che ho scritto. In Kemit o Ta Meri, non esisteva il pagamento se non il baratto. Anche gli schiavi (si fa per dire), potevano raggiungere le alte cariche dello Stato.
19 Maggio 2009 18:43 Nome: aldo
E di Pdor figlio di Kmer, della tribù di Ishtar, della terra desolata di Kfnir si sa niente?